Politica regionale, dalla LIM alla NPR

Non vi è dubbio che la politica regionale è sempre stato un tema centrale e di discussione, specialmente tra quelle persone che si sono trovate a gestire la cosa pubblica o meglio che da sempre si sono adoperati per uno sviluppo economico delle zone periferiche, notoriamente meno favorite rispetto agli agglomerati urbani sia in termini di opportunità ma anche di risorse umane e finanziarie.

Era con l’intento di ridurre questa disparità e cercare di dare a tutte le regioni una possibilità di sviluppo economico che venne creata la legge sugli investimenti nelle regioni di montagna LIM, voluta per sopperire agli scompensi in termini economici e di occupazione che la progressiva scomparsa delle ex regie federali ha causato nelle regioni periferiche. Per anni si è potuto avere acceso tramite le regioni, a sostanziali contributi che hanno permesso di attuare molti progetti rilevatisi molto importanti per le regioni coinvolte e nella maggior parte dei casi anche economicamente sostenibili.

Era infatti possibile per tutti gli enti quali comuni o società operanti nelle regioni, presentare richieste di contributi indipendentemente dall’ammontare dell’investimento e dall’inserimento del singolo progetto in un contesto economico.

Sta di fatto che a seguito della nuova perequazione finanziaria e della nuova ripartizione dei compiti tra cantoni e confederazione dal 2003 è in fase di studio una nuova impostazione della politica regionale. Un rapporto di una commissione di esperti ha tracciato i nuovi indirizzi posti in consultazione, che dal 2008 sono entrati in vigore.

La sostanziale differenza sta nel fatto che non esistono più le regioni come conosciute in passato, incaricate di gestire gli aiuti allo sviluppo delle regioni periferiche ma bensì vengono posti i centri urbani quali motori di sviluppo mentre le periferie devono saper cogliere e valorizzare quegli impulsi dati dai centri, sfruttando le opportunità presenti in loco, stimolando lo spirito imprenditoriale e puntare su attività innovative prestando particolare attenzione ai criteri di sostenibilità.

In pratica ci si dovrà abituare a dover operare in un contesto molto più allargato, lavorando su progetti di provata importanza per lo sviluppo di una regione periferica, specialmente dal punto di vista economico e dell’occupazione. Questo fatto ci deve indurre a cambiare i nostri schemi e la nostra mentalità, in modo da non perdere quelle occasioni che vengono offerte dalla nuova politica regionale. In questo senso le aggregazioni comunali sono un passo determinante per unire le forze e poter individuare in un’ottica regionale, quelle attività o quei progetti che effettivamente hanno la possibilità di migliorare le condizioni economiche delle nostre regioni. Solo con un coinvolgimento di tutti gli attori, dai comuni, alle associazioni operanti in valle, o ai singoli imprenditori privati, si potrà dare alle iniziative la giusta importanza e credibilità nel senso di ottenere un importante quanto indispensabile sostegno finanziario da parte degli enti preposti.

Oltre alle opportunità, la nuova politica regionale può nascondere anche alcune insidie di cui bisognerà tenere in considerazione. Prima fra tutte il fatto che gli aiuti finanziari non saranno destinati solo alle regioni di montagna ma anche ad altre regioni che sapranno presentare progetti innovativi e credibili, ed in secondo piano potrebbe instaurarsi una mentalità dei grandi investimenti ad ogni costo, intesi a dimostrare la necessità di forti aiuti esterni ma che a lungo andare si rivelerebbero poi fallimentari dal punto di vista economico.

Questo scenario è a mio avviso abbastanza remoto visto che per ogni investimento, il relativo promotore dovrà corrispondere in proporzione all’investimento previsto, la parte che costituisce il capitale proprio.

La nuova politica regionale offrirà anche in futuro la possibilità di concretizzare alcuni importanti progetti per migliorare le condizioni economiche delle regioni periferiche a condizione che si sappiano cogliere le opportunità che sa offrire, ragionando in termini regionali e non più su singoli settori, ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e all’indotto economico che ogni progetto saprà portare.

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332 Responses to “Politica regionale, dalla LIM alla NPR”

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