Politica regionale, dalla LIM alla NPR

aprile 24th, 2008

Non vi è dubbio che la politica regionale è sempre stato un tema centrale e di discussione, specialmente tra quelle persone che si sono trovate a gestire la cosa pubblica o meglio che da sempre si sono adoperati per uno sviluppo economico delle zone periferiche, notoriamente meno favorite rispetto agli agglomerati urbani sia in termini di opportunità ma anche di risorse umane e finanziarie.

Era con l’intento di ridurre questa disparità e cercare di dare a tutte le regioni una possibilità di sviluppo economico che venne creata la legge sugli investimenti nelle regioni di montagna LIM, voluta per sopperire agli scompensi in termini economici e di occupazione che la progressiva scomparsa delle ex regie federali ha causato nelle regioni periferiche. Per anni si è potuto avere acceso tramite le regioni, a sostanziali contributi che hanno permesso di attuare molti progetti rilevatisi molto importanti per le regioni coinvolte e nella maggior parte dei casi anche economicamente sostenibili.

Era infatti possibile per tutti gli enti quali comuni o società operanti nelle regioni, presentare richieste di contributi indipendentemente dall’ammontare dell’investimento e dall’inserimento del singolo progetto in un contesto economico.

Sta di fatto che a seguito della nuova perequazione finanziaria e della nuova ripartizione dei compiti tra cantoni e confederazione dal 2003 è in fase di studio una nuova impostazione della politica regionale. Un rapporto di una commissione di esperti ha tracciato i nuovi indirizzi posti in consultazione, che dal 2008 sono entrati in vigore.

La sostanziale differenza sta nel fatto che non esistono più le regioni come conosciute in passato, incaricate di gestire gli aiuti allo sviluppo delle regioni periferiche ma bensì vengono posti i centri urbani quali motori di sviluppo mentre le periferie devono saper cogliere e valorizzare quegli impulsi dati dai centri, sfruttando le opportunità presenti in loco, stimolando lo spirito imprenditoriale e puntare su attività innovative prestando particolare attenzione ai criteri di sostenibilità.

In pratica ci si dovrà abituare a dover operare in un contesto molto più allargato, lavorando su progetti di provata importanza per lo sviluppo di una regione periferica, specialmente dal punto di vista economico e dell’occupazione. Questo fatto ci deve indurre a cambiare i nostri schemi e la nostra mentalità, in modo da non perdere quelle occasioni che vengono offerte dalla nuova politica regionale. In questo senso le aggregazioni comunali sono un passo determinante per unire le forze e poter individuare in un’ottica regionale, quelle attività o quei progetti che effettivamente hanno la possibilità di migliorare le condizioni economiche delle nostre regioni. Solo con un coinvolgimento di tutti gli attori, dai comuni, alle associazioni operanti in valle, o ai singoli imprenditori privati, si potrà dare alle iniziative la giusta importanza e credibilità nel senso di ottenere un importante quanto indispensabile sostegno finanziario da parte degli enti preposti.

Oltre alle opportunità, la nuova politica regionale può nascondere anche alcune insidie di cui bisognerà tenere in considerazione. Prima fra tutte il fatto che gli aiuti finanziari non saranno destinati solo alle regioni di montagna ma anche ad altre regioni che sapranno presentare progetti innovativi e credibili, ed in secondo piano potrebbe instaurarsi una mentalità dei grandi investimenti ad ogni costo, intesi a dimostrare la necessità di forti aiuti esterni ma che a lungo andare si rivelerebbero poi fallimentari dal punto di vista economico.

Questo scenario è a mio avviso abbastanza remoto visto che per ogni investimento, il relativo promotore dovrà corrispondere in proporzione all’investimento previsto, la parte che costituisce il capitale proprio.

La nuova politica regionale offrirà anche in futuro la possibilità di concretizzare alcuni importanti progetti per migliorare le condizioni economiche delle regioni periferiche a condizione che si sappiano cogliere le opportunità che sa offrire, ragionando in termini regionali e non più su singoli settori, ponendo particolare attenzione alla sostenibilità e all’indotto economico che ogni progetto saprà portare.

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maggio 27th, 2011

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Politiche giovanili

aprile 22nd, 2008

Girovagando in Internet mi sono imbattuto in un sito dove si affermava, curiosamente ma non troppo, che il modo con cui si portano avanti le politiche giovanili indica la capacità di un paese di occuparsi di sé stesso.

Molto spesso, consciamente o meno, molti tendono purtroppo a considerare le politiche giovanili come un compartimento stagno; un canale che solo accidentalmente comunica con gli altri vasi che compongono una sana politica trascurando così le innumerevoli implicazioni che questa attitudine avrà, a lungo termine, sul benessere collettivo.

Se è vero, ed è vero, che gli anziani rappresentano la nostra memoria collettiva e che in quanto tale, ma non solo, vanno tutelati e rispettati, è altresì doveroso sottolineare il fatto che i giovani sono il solo corpo in cui questa memoria può perpetuarsi (insieme alla nostra caratteristica e distintiva semplicità e genuinità che raramente troviamo nelle città del nostro Cantone e che tanto mi piace trovare qui in Valle).

In un mondo sempre più interconnesso ed orientato ai servizi una politica giovanile in senso lato, a mio modesto modo di vedere, dovrebbe soprattutto essere orientata a creare una piattaforma di opportunità lavorative non solo per le classiche figure professionali a cui siamo abituati (che vanno indubbiamente e sicuramente tutelate anche in futuro), ma anche quelle ad alto valore aggiunto (perché, volenti o nolenti, sono e saranno sempre più questi i profili professionali che garantiranno un certo grado di sicurezza, benessere e crescita economica alla nostra comunità).

Inoltre, per poterci occupare e stare vicino ai nostri genitori e nonni, per evitare di dover “emigrare” lasciandoci alle spalle la nostra amata terra noi giovani abbiamo soprattutto bisogno di poter mangiare, necessitiamo in primo luogo di disporre di infrastrutture che ci consentano di trovare un lavoro che sia maggiormente consono ai bisogni attuali del mercato.

Il mio augurio è che gli odierni gestori della cosa pubblica sappiano sviluppare queste future fonti di benessere oltre che proteggere, per quanto possibile, quelle odierne tipiche di un contesto vallerano come il nostro; le buone idee nascono spesso e volentieri grazie al particolare ambiente in cui germogliano e crescono i nostri figli e la politica giovanile dovrebbe anzitutto essere un mezzo per permettere ai giovani di entrare in contatto con le opportunità che, sotto molti aspetti, le rivoluzioni tecnologiche e culturali che stiamo vivendo oggi ci offrono.

Trovare le giuste sinergie al fine di promuovere iniziative in questo senso, tramite il nuovo comune, dovrebbe essere più facile di quanto non lo fosse prima ed il ruolo di primo piano che il PLR ha svolto in seno all’aggregazione è un segno tangibile che le cose cominciano a cambiare e che le persone comprendono sempre più l’importanza che la forza del singolo comune aggregato può avere in questo senso: la fusione dei vari comuni è un primo passo verso la creazione di una fucina delle idee e delle sinergie che offrono finalmente l’opportunità alla nuova realtà comunale di promuovere iniziative di sviluppo in questo senso e su tutto il territorio, sfruttando le maggiori risorse finanziarie ed una maggiore capacità delle istituzioni politiche di promuovere iniziative che, nella realtà frammentata di poco meno di due anni fa, faticavano forse più di oggi a trovare sbocchi.

In vista delle prossime elezioni comunali, affrontando il tema del rinnovamento generazionale e dimostrando nei fatti di comprendere realmente il ruolo centrale che i giovani svolgono nella società, la sezione PLR di Blenio ha deciso di proporre agli elettori una rosa di candidati la cui età media non tocca nemmeno i 40 anni. Molti non sono noti ai più e le loro candidature non mancheranno probabilmente di far discutere esponendo forse, ma mi auguro vivamente di no, l’intera lista e la dirigenza del partito a varie critiche.

È ben vero che si sarebbero potuti proporre personaggi maggiormente navigati, conosciuti e di sicura esperienza, ma altrettanto lo è il fatto che un buon numero di loro è presente e saprà sicuramente accompagnare, formare e lanciare molti giovani quali futuri gestori della cosa pubblica.

Inoltre, se si accetta il fatto che le politiche giovanili in senso lato svolgono un ruolo centrale per la sopravvivenza stessa della comunità è altresì doveroso ammettere che non vi sono, ma potrei anche sbagliarmi, personaggi maggiormente adatti quali promotori di nuove idee e direzioni di sviluppo. Se esageriamo nell’escludere i giovani perché privi di esperienza, trascuriamo il fatto che debbano anch’essi poter giudicare ed esprimersi riguardo alle attività e alle infrastrutture pubbliche e politiche che occorrono loro per far fronte alle sfide future.

Credo e spero quindi di parlare a nome di tutti i giovani in lista chiedendo a tutti gli elettori, ed in particolare a quelli liberali radicali, di sostenere le liste proposte e dare un chiaro segnale di sostegno alle coraggiose scelte, ma sicuramente responsabili, operate dal partito per le elezioni prossime venture.